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5G fa male alla salute ?

Aggiornato il: apr 19



Il 5G fa male alla salute?


Ora che la quinta generazione di reti mobili sta prendendo piede, le persone si stanno domandando se le nuove onde elettromagnetiche che saranno emanate dalle antenne possono rappresentare un rischio per la salute. Il ragionamento apparentemente logico che viene fatto (sebbene non giustificato dalle evidenze scientifiche) è questo: a causa del 5G ci saranno più antenne, aumenterà l'intensità delle onde elettromagnetiche e, quindi, sorgeranno più rischi per la salute rispetto a oggi.

Sul 5G


si è già detto molto, soprattutto per le applicazioni pratiche e gli scenari d'uso che abilita. Ma per evitare disinformazione sul tema, bisogna fare un passo indietro e spiegare cosa sia il 5G: troppo spesso sentiamo dire che si tratti, dal punto di vista elettromagnetico, di qualcosa di completamente diverso dalle reti negli standard precedenti. Invece, come vedremo, le differenze, in termini di rischi per la salute, sono minime se non addirittura inesistenti.


La maggior parte delle frequenze del 5G è già in uso da anni per la telefonia e la TV Lo abbiamo visto con l'asta per le frequenze 5G proposta dal Ministero dello Sviluppo Economico. In Italia, gli operatori lavoreranno con il 5G a tre principali frequenze: 700 MHz, 3,7 GHz e 26 GHz. Le prime due frequenze sono le stesse già in uso da tanti anni per le reti 4G e per le trasmissioni televisive; di conseguenza, l'assenza di effetti nocivi correlati è già ben nota e in più occasioni la comunità scientifica ha rassicurato sulla mancanza di prove circa i rischi per la salute.


L'idea, quindi, di "aspettare" fintanto che non si conoscono gli effetti del 5G sulla salute è priva di fondamento: tali effetti sono conosciuti da anni e sono già stati studiati in tutto il mondo. Dal punto di vista elettromagnetico - è bene sottolinearlo ancora - il 5G non è molto diverso dal 3G o dal 4G.



Ecco perché gli operatori dovranno installare più antenne per poter avere un campo uniforme a 26 GHz. Così non facessero, non riuscirebbero a garantire una rete capillare a causa dei limiti intrinsechi nel segnale inviato a questa frequenza. Ma il maggior numero di antenne non significherà un campo elettromagnetico enorme e invadente. È soltanto una necessità logistica; nulla più. Il tipo di tecnologia (3G, 4G o 5G) non va a cambiare quelle che sono le attuali evidenze scientifiche sulle frequenze che, come detto, sono in uso da moltissimi anni. A 26 GHz non parliamo di onde millimetriche A dimostrazione di una certa confusione che regna attorno ai 26 GHz, queste vengono spesso definite onde millimetriche, poiché la lunghezza d'onda è nell'ordine di pochi millimetri. In realtà, non è così: in questo spettro elettromagnetico, si parla spesso di onde centimetriche. Un segnale trasmesso a 26 GHz alla velocità della luce, per esempio, ha una lunghezza d'onda di 1,1 cm.

La copertura a 26 GHz sarà su tutto il territorio? Poiché le diverse frequenze hanno caratteristiche differenti possono rispondere anche a bisogni diversi. Se un operatore deve soddisfare i bisogni di moltissimi dispositivi 5G in un'area circoscritta (come uno stadio), allora userà frequenze molto alte (come i 26 GHz): la gittata sarà limitata, ma la velocità di trasmissione supporterà con risultati soddisfacenti le tantissime richieste in arrivo alle torri più vicine. Viceversa, le frequenze più basse (come i 700 MHz) verranno usate per soddisfare la domanda del segnale a una distanza maggiore, anche a costo di perdere qualcosa in termini di velocità. Per tale motivo, le frequenze a 700 MHz verranno usate, per esempio, per connettere gli smartphone alla rete 5G.

Le onde elettromagnetiche del 5G saranno inevitabili? Con così tante antenne e così tanti dispositivi connessi alla rete 5G, può venire naturale credere che saremo "immersi" nelle reti 5G, ma non sarà così.

Il "beam forming" è una delle tecnologie caratteristiche delle reti mobili di quinta generazione. Anziché trasmettere il segnale ad ampio raggio, le antenne 5G possono inviare un segnale direttamente al dispositivo che lo sta chiedendo. Non soltanto in linea retta, ma anche sfruttando i "rimbalzi" sulle superfici per direzionare il singolo segnale allo specifico dispositivo.


Questa disposizione del segnale garantisce, innanzitutto, una minore dispersione; inoltre, permette di avere meno interferenze dalle antenne vicine che sono impegnate a trasmettere il segnale 5G ad altri dispositivi. Grazie al beam forming, in sostanza, il segnale 5G è molto più efficiente rispetto a quello 4G e può trasmettere più informazioni alla volta. Per quel che riguarda le preoccupazioni che ruotano attorno alla salute, il beam forming garantisce non solo una rete migliore, ma consentirà anche una riduzione dell'esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici. Il 5G sarà più sicuro delle reti mobili di generazioni precedenti, da questo punto di vista, come evidenziato anche dall'Istituto Superiore della Sanità. Le onde elettromagnetiche sono dei possibili cancerogeni?

Le onde elettromagnetiche sono state inserite dall'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro nel gruppo 2B dei possibili cancerogeni per l'uomo, cioè la stessa che include il caffè e i sottaceti. La potenza delle antenne per le reti mobili, però, è di molto inferiore a quella che, secondo alcuni scientifici, potrebbe rappresentare un rischio per la salute. Le antenne di oggi, come abbiamo visto, trasmettono il segnale ad ampio raggio. Ciò significa che se nel punto più lontano l'onda elettromagnetica sarà meno intensa a causa dell'attenuazione del segnale, nelle immediate vicinanze (a pochi metri dall'antenna, per esempio) l'elettromagnetismo sarà più forte. Ciò non accadrà con le reti 5G, in virtù dello specifico funzionamento della tecnologia beam forming, che punta nella specifica direzione del dispositivo che sta richiedendo il segnale. Il campo elettromagnetico sarà quindi più controllato rispetto a quello attuale.

Le radiazioni delle antenne 5G sono pericolose? Parlare di "radiazioni" causa sempre un po' di timore da parte dei tecnoscettici. Il 5G ha naturalmente riaperto il dibattito. Il nocciolo della questione risiede nella differenza tra radiazioni ionizzanti e quelle non ionizzanti. Le prime sono nocive per la salute, in quanto possono alterare il DNA dopo lunghe esposizioni ad alti livelli di energia elettromagnetica, e includono i raggi X e le lampade abbronzanti. Le seconde non sono nocive per la salute, a meno che non siano prodotti a una potenza di gran lunga superiore a quella degli smartphone. Le radiazioni non ionizzanti includono, per esempio, le reti Wi-Fi e le trasmissioni radiotelevisive.

La quantità di energia elettromagnetica che viene assorbita nell'unità di tempo è indicata da un valore di SAR (tasso di assorbimento specifico o Specific Absorption Rate). In Europa i dispositivi elettronici, seguendo le linee guida della Commissione Internazionale per la Protezione dalle Radiazioni Non Ionizzanti (ICNIRP), vengono commercializzati con valori SAR inferiori ai 2 W/kg, quindi non sufficienti per generare il calore necessario per rappresentare un rischio per la salute. Con così tante antenne il campo elettromagnetico non sarà eccessivo? Va evidenziato che le tante antenne 5G che sono in fase di costruzione non aumenteranno l'intensità dei campi elettromagnetici. In Italia ci sono limiti elettromagnetici molto stringenti: 6 V/m nella zona più vicina all'impianto con passaggio e permanenza di persone; molto meno di tantissimi Paesi nel mondo, anche di quelli europei, che hanno limiti compresi tra i 28 e i 61 V/m. L'Italia adotta quindi un limite molto inferiore a quello previsto a scopo cautelativo da resto d'Europa. Il 5G si aggiunge alle reti preesistenti e dovrà naturalmente inserirsi nel rispetto di tale limite; motivo per cui dire che l'adozione delle reti mobili di quinta generazione possa innalzare i campi elettromagnetico è falso. Piuttosto, a tendere, si dovrà ragionare sulla possibilità di spegnere le reti 3G, ora che i terminali in questo standard sono sempre meno.

Le tante antenne per il 5G non rappresenteranno un pericolo? Il limite alle emissioni in vigore in Italia è un altro elemento - unito alla summenzionata gittata limitata delle onde a 26 GHz - per cui ci sarà bisogno di molte antenne. Ognuna di esse può emanare un campo elettromagnetico molto basso e per avere un campo uniforme, quindi, bisogna costruirne di più. Per costruire una rete 5G capace di formare una "maglia" sopra le città verranno sparse sul territorio molte celle, anche a breve distanza (circa 250 m) l'una dall'altra. In questo modo, quando l'utente cammina per le strade il segnale viene passato, come se fosse una palla, da una cella all'altra. Saranno di piccole dimensioni (molto più piccole delle antenne tradizionali) e potranno essere aggiunte anche sui pali della luce o in cima agli edifici. Queste celle, essendo molto compatte, hanno un basso consumo energetico, ma anche la portata del segnale sarà ridotta. Proprio per tale motivo, non rappresentano un rischio per l'accrescimento della quantità di onde elettromagnetiche assorbite dal corpo umano. Bisogna aver paura delle antenne? Riassumendo, i rischi legati alle reti 5G sono più bassi di quelli eventualmente correlabili all'uso eccessivamente intensivo e incauto degli smartphone. Malgrado non sia mai stata scientificamente dimostrata una correlazione tra l'utilizzo dello smartphone e patologie tumorali, resta comunque valido il consiglio, per chi utilizza intensivamente lo smartphone, di impiegare auricolari ed evitare il contatto prolungato con l'orecchio. L'intensità dei campi elettromagnetici decresce con il quadrato della distanza e più che l'antenna di trasmissione, che dista centinaia di metri o anche chilometri, può avere influenza la vicinanza dell'apparato di trasmissione integrato nel telefono. Ma non ci fermiamo qui: DDAY.it approfondirà ulteriormente il tema delle reti 5G applicato alla salute. Si tratta di un dibattito ampio e, soprattutto, molto sentito dalle persone. Ascolteremo gli scienziati esperti e spiegheremo, con chiarezza, concetti tecnici sottostanti la nuova tecnologia.

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