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Gli impatti del coronavirus su Google, la SEO e budget digitali

Aggiornato il: lug 2



Impossibile in questi giorni non parlare di coronavirus: tutti i media sono concentrati a fornirci informazioni aggiornate su quello che sta succedendo in Italia e nel resto del mondo


Il mondo digital non è immune dall’attualità e, anzi, alcune analisi ci evidenziano il quanto e il come dell’impatto del coronavirus su Google e sul marketing.


Si tratta, ancora una volta, di interpretazione e comprensione del search intent: non appena ha notato che le persone erano interessate a ricevere informazioni sul virus– andando a spulciare i risultati anche in pagine più nascoste del motore di ricerca – Google ha adattato le sue SERPe ha completamente trasformato i ranking precedenti.



Cambiano i risultati per Corona

Una semplice ricerca su Google ci consente di capire questo processo. Se oggi digitiamo la query Corona (un termine che ha una pluralità di significati nella lingua italiana), avremo una SERP praticamente dominata da informazioni sul virus, notizie di attualità e siti che trattano questo argomento; soltanto gli ultimi risultati della prima pagina allargano leggermente il campo, con due voci da Wikipedia. Da qualche giorno, poi, Google fornisce anche informazioni utili in risposta breve e una mappa mondiale aggiornata del contagio.





Se invece impostiamo una ricerca temporale e guardiamo le risposte del 31 gennaio noteremo che le risposte sono completamente differenti e riguardavano principalmente leultime avventure di Fabrizio Corona, con qualche spazio per altre risposte più generali e, proprio in coda, un primo sito che associava il termine al virus (riportando una news relativa proprio a una sbagliata associazione tra virus Corona e brand produttore di birra).





L’evoluzione del search internet per l’attualità






Nell’arco di un mese o poco più, Google ha completamente trasformato le sue pagine di risultati per questo e per molti altri termini associati: dal punto di vista SEO, è stato come un enorme update che ha colpito l’attività in vasti settori, come vedremo.

Chi era ai primi posti con notizie leggere o di costume si è visto improvvisamente sbalzato fuori dalla SERP, perdendo posizioni e traffico: il suo contenuto non ha smesso di essere “di qualità”, ma è diventato fuori focus rispetto all’argomento ricercato per davvero e in quel frangente dalle persone.


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Per di più, i volumi di ricerca del termine corona (e di tutti gli altri correlati) sono completamente cambiati e saliti alle stelle: chi sta facendo visite ora, con ogni probabilità, ha raggiunto un livello di traffico per il quale in precedenza servivano mesi o anni! Per questo è sempre importante non trascurare gli aggiornamenti dei contenuti, tenendo d’occhio anche ciò che sta succedendo nella vita vera.



Cosa può fare la SEO?


Fiorelli è consapevole che la sola SEO, ovviamente, “non può salvare un sito Web da una situazione di quasi 0 entrate causata da una ragione esterna incontrollabile come il Covid-19”, ma può offrire una speranza sul lungo termine perché è facile immaginare che “quando la crisi del Coronavirus finirà (perché finirà), le persone torneranno probabilmente a desiderare di viaggiare ancora di più, soprattutto dopo essere state obbligate a non lasciare le loro città per un lungo periodo”.

Il consiglio è quindi di lavorare per quel giorno, migliorare la qualità generale del sito Web e provare già ora a migliorare nella sua visibilità organica: se questo non porterà più traffico e più entrate adesso, potrà significare visibilità immediata dopo, specialmente quando l’impatto freschezza delle query di viaggio tornerà alla normalità.



Gli effetti del Covid-19 nel settore digital

L’ultima indagine sull’impatto del Coronavirus nel campo digital arriva da Search Engine Land, che analizza in particolare lo scenario della spesa in advertising online, segnalando (inevitabili) crolli e problematiche: anche colossi come Google e Facebook subiranno un calo delle entrate pubblicitarie nei viaggi e negli altri settori maggiormente colpiti dagli sforzi globali per rallentare la diffusione del coronavirus, mentre i marketer e i media buyers devono rivalutare le strategie pubblicitarie a breve termine.



Secondo alcuni analisti, a causa dell’epidemia di coronavirus a fine trimestre Google subirà un calo del 15 per cento su base annua delle entrate relative agli annunci di viaggio e nel secondo trimestre un calo del 20 per cento. In modo simile, ci sono segnali di cali per spese per viaggi, vendita al dettaglio, beni di consumo confezionati e intrattenimento, che insieme rappresentano dal 30 al 45 per cento delle entrate totali di Facebook.






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